Cronologia Teorica

Non esiste una comunità dandy ma, al massimo, un'intersezione di pensieri e comportamenti dai tratti dandistici, un volante incrocio di identità uniche" (da S. Lanuzza, "Vita da dandy")


E' importante, fin dal principio del nostro percorso, essere a conoscenza dei 'periodi' del dandismo, puramente ipotetici ma basati sui singoli fatti biografici della vita dei dandies nelle varie epoche storiche, per poter meglio comprenderne i personaggi e le ideologie.

• PERIODO DI BRUMMEL (dalla seconda metà del Settecento, alla prima metà dell'Ottocento)
Questo periodo coincide con l'invenzione e con lo stabilirsi della schiera dei dandy in Inghilterra ad opera di George Bryan Bummel (detto il "Beau"), fino ad allora definiti come 'macaroni', cicisbei o, per l'appunto, beaux, che sono i più stretti parenti dei dandies. Qui il dandy convive con la moda neoclassicista, lo 'stile Impero' che condizionò dalla pittura alla musica, dalla scultura alla moda, adottando come baluardo la cravatta bianca inamidata e la giubba-frack blu (rigorosamente 'wigh') dai bottoni d'oro; è l'epoca del dandy classico - se così si può dire -: spesso ricco, ma mai ricchissimo, questi non lavora assolutamente, e non è né pittore né musicista, né poeta. Non fa altro che mostrarsi in società ed ostentare il proprio fascinoso senso estetico. Il periodo comprende tuttavia anche Stendhal, Alfred de Vigny, lord Gordon Byron, Eugène Delacroix ed altri ancora: dandies dei quali ci è rimasta una traccia precisa per via delle loro opere. Infatti Barbey d'Aurevilly ne nomina decine d'altri nel suo trattato George Brummel e il dandismo (di cui sotto): membri dell'aristocrazia e della borghesia inglese che potevano permettersi di non essere ricordati se non per la loro sola e stravagante esistenza. In questo periodo Brummel fonda il celebre Club Watier assiema ai dandies lord Byron, lord Alvanley, Mildmay e Pierrepoint, una associazione in cui si riunivano i cultori della buona tavola.

• PERIODO DI BAUDELAIRE (dalla seconda metà dell'Ottocento alla fine dello stesso secolo)
Questo secondo periodo è caratterizzato dalla teorizzazione della filosofia dandistica post-romantica ad opera di Barbey d'Aurevilly e da Charles Baudelaire; dall'Inghilterra, in cui si stava sviluppando un forte movimento antidandy, il dandismo passa il Francia, dove viene lievemente condizionato dal romanticismo. La 'divisa' estetica di Baudelaire affascina i contemporanei, fatta da abiti tutti rigorosamente neri e larghi papillon scuri. Altrettanto scandalizzanti furono i panciotti scarlatti di d'Aurevilly. Il dandismo baudelariano, benchè teorizzasse gli stessi principi del dandismo classico di Brummel, si fa più poetico e più impegnato; ora il dandy diventa l'esponente di una cultura dell'apparenza e della diversità che rivela forti connessioni con i movimenti artistici e letterari dell'epoca (simbolismo, post-romanticismo, ...). Baudelaire scrive Il pittore della vita moderna, e d'Aurevilly pubblica George Brummel e il dandismo.

• PERIODO DI WILDE (dalla seconda metà dell'Ottocento ai primi decenni del Novecento)
Il terzo, ipotetico, periodo dandistico (inizialmente contemporaneo al secondo, ma differentemente da questo, più inglese che francese), ha come figura protagonista Oscar Wilde e le sue teorie estetiche, di derivazione certamente platonica ed epicurea o, tra i più recenti, Walter Pater (con il trattato Il rinascimenti italiano) e John Ruskin; notiamo tra i suoi numerosi discepoli l'ironico Max Beerbohm e l'illustratore Aubrey Beardsley. Altrettanto importante è il pittore ed esteta McNeill Whistler, americano, 'nemico' di Wilde ma divulgatore degli stessi principi estetici - ed il suo pupillo, il pittore Walter Sikert. In Francia abbiamo il conte di Montesquiou, Marcel Proust, ed in Italia, altro emulo di Oscar Wilde, Gabriele D'Annunzio, poeta e dongiovanni. Questo è il dandismo della Decadenza, fastoso e piuttosto eccentrico, rivoluzionario nei confronti del potere borghese vittoriano; i temi sono sviluppati particolarmente nei romanzi Il ritratto di Dorian Gray di Wilde, Controcorrente di J-K. Huysmans, Il Piacere di D'Annunzio. Il dandismo si fonde in questo periodo con l'estetismo; diventa di moda tra i letterati e gli artisti 'fare i dandies'. Beerbohm continuerà a praticare, coscientemente, il 'dandismo-estetismo' wildeiano volutamente fuori moda, restituendo un certo spessore al dandismo come filosofia di vita.

• PERIODO DI COCTEAU (dai primi anni del Novecento agli anni Sessanta circa)
Questo è il periodo al quale numerosi scrittori fanno da riferimento come ultimo periodo dandistico. Dopo gli orrori della guerra, il dandy depone le temporanee armi della fastosità decadente per tornare a più discreti e raffinati abiti. Jean Cocteau, discepolo del conte di Montequiou, scrive romanzi e realizza film e provocatoriamente neoclassici e barocchi che molti critici continuano a definire "di pessimo gusto"; assieme a lui si fanno portavoci del nuovo dandismo Drieu La Rochelle e Jacques Rigaut che teorizzano l'annullamento totale della personalità come intimo traguardo di ogni dandy. Louis Aragon, Jacques Vaché, André Malraux ed altri assieme a loro si fanno portavoce delle nuove avanguardie artistiche, prime fra tutte il dadaismo di Tristan Tzara ed il surrealismo di André Breton. In Italia, Curzio Malaparte, Filippo de Pisis ed altri ancora combattono velatamente coi loro atteggiamenti estetizzanti il fascismo, senza conoscersi l'uno con l'altro. D'Annunzio, ancora in vita, è in un primo tempo un accanito sostenitore di Mussolini, ma perde poi la sua fiducia nel regime quando il duce lo costringe in una specie di esilio sul lago di Garda, dove perirà lasciando una romantica immagine di sè, quale 'poeta esiliato'. In America si fa strada il dandismo adolescenziale di Francis Scott Fitzgerald, coi romanzi Il grande Gatsby e Al di quà del paradiso, intrisi di quella particolare atmosfera che è tipica degli anni '20: il jazz, le corse in automobile, le feste da ballo notturne. Negli ultimi anni il dandismo vede un certo ritorno al classico color grigio o nero che era stato di Baudelaire, unito sempre più all'invisibilità come accessorio essenziale dell'eleganza. I dandies moderni passano inosservati tra la folla, e, incontrandosi, si riconoscono,e si levano il cappello.

• ETA' MODERNA E CONTEMPORANEA (dagli anni Sessanta fino ad oggi)
Ma le 'manifestazioni' di dandismo non svaniscono negli anni Sessanta. Questo è il periodo di un certo dandismo eccentrico, da spettacolo, portato avanti dallo scrittore Tom Wolfe, americano, e dall'italiano Carmelo Bene, famoso teatrante, fiero e malinconico. E' possibile riconoscere una lieve nota di dandismo nei membri dell'associazione di vieveurs del Cavalleresco Ordine dei Guardiani delle Nove Porte. Oltre ad una non ben precisata schiera di dandy attaccati alla brummelliana e quindi più pura regola del dandismo: l'invisibilità.

(Come in ogni cronologia ipotetica le date sono puramente orientative, senza un preciso intento classificatorio realistico.)