Notti a Napoli

Curiosità - Viaggi

Giancarlo Maresca

da Napoli, sabato 24 settembre 2016 alle ore 14:38:52

Napoli ha meritato aggettivi di ogni genere, nel bene e nel male, ma nessuno l’ha mai descritta come noiosa. La patria dei babà e dei botti di capodanno, della sfrontatezza e della comprensione, quella che Goethe definì paradiso abitato dai diavoli e chi è ancora più saggio evita di definire, è una città sepolta scoperta infinite volte, ma mai del tutto, perché la sua cifra è l'oblio e non la memoria. Pochi mesi fa Dolce & Gabbana l'hanno fortemente voluta come scenario per la festa più clamorosa della loro storia, cui sono intervenute più stelle di quante ce ne siano in una guida Michelin, eppure la cosa è caduta nella generale indifferenza. Si fosse celebrata a Milano, degli eventi in cui hanno profuso denaro e glamour si sarebbe parlato da Porta a Porta a Dagospia, mentre per fare notizia dalle mie parti basta molto meno, o ci vuole molto di più. Ci siamo sempre divertiti con poco e lo facciamo ancora, senza che si sappia.

Ma cosa si faceva di bello, come ci si divertiva a Napoli qualche lustro fa? Luoghi, orari ed abitudini sono cambiati, ma la fine di un’altra estate concilia l’innocuo piacere di una giusta dose di nostalgia. Gli anni sessanta furono quelli dello Shaker in Via Nazario Sauro, dove cantavano Fred Bongusto e Peppino di Capri, che nella minuscola foto allegata (scattata il 4 giugno 1961) suona proprio allo Shaker nel quartetto di Sergio Mondadori. Lo shaker era il classico Night Club, simbolo di un’epoca breve e indimenticata. D'estate e non solo si ballava allo stabilimento della Grotta Romana a Posillipo, amato da Re Farik e Gloria Christian. La Grotta Romana era uno stabilimento balneare con intrattentimento, una formula che ora, cinquantanni dopo, qualche imprenditore della riviera adriatica, di Ibiza o della Versilia crederà di aver inventato.  Altro stabilimento partticolare era il Lido del sole, gestito dal poeta Salvatore serino. Nonostante fosse molto più economico era ben frequentato. Nel ‘63 si inaugurava al parco Margherita lo Stereo Club, locale da ballo per i più giovani, che apriva anche al pomeriggio. Le ore piccole erano ancora riservate agli adulti, perché per l’esercito degli studenti e soprattutto delle studentesse suonava ancora l’ora della ritirata. Un refrain decisamente kitsch diceva che le ragazze per bene andassero a letto alle nove, per poter essere a casa alle dieci. Dopo il successo del Castillo Aragonese ad Ischia, Franco e Gigi Campanino ottenevano nel ’67 gli scantinati di Palazzo Leonetti in Via dei Mille e vi aprirono la Mela, destinato a diventare il pantheon transgenerazionale delle notti partenopee.

Mentre nel golfo rombava l’esuberante, suprema eleganza dei Riva, nelle località balneari si affermavano il dancing dell’Africana a Praiano, i ristoranti Chez Black a Positano e Pappone allo Scoglio a Nerano, lo stabilimento della Canzone del Mare a Capri, dove Giovanni Leone disponeva della mitica cabina n. 4, praticamente un piccolo appartamento. Sull’isola azzurra, dove il locale di moda era lo Splash, si poteva andare spendendo 1.000 lire per il traghetto, 2.500 per l’aliscafo o 10.000 per un posto sull’elicottero che partiva da Capodichino, faceva tappa davanti alla Stazione Marittima e ripartiva per gli eliporti delle Tore a S. Agata sui Due Golfi e di Damecuta ad Anacapri.

Giungeva allora all’apice della sua storia evolutiva la strana specie del “Chiattillo”, giovane con la puzza al naso e moto inglese fiammante, sofisticato e “sfasteriato”. Un fenomeno tutto napoletano, ignoto a sociologi e antropologi. Il “Chiattillus communis”, con Vespa truccata o moto italiana di piccola cilindrata, si riuniva quotidianamente e in grandi branchi a Piazza Amedeo. Il “Chiattillus evolutus”, con moto inglese, si arrampicava sino al Miranapoli, da cui guardava tutti dall’alto in basso. A livello di iniziative private, venivano meticolosamente preparate le feste di ingresso in società. Alcune, come quella di Isabella del Balzo di Desenzano, sono restate nella memoria di molti. Nel periodo di carnevale si organizzava il Ballo dell’Anno, manifestazione in maschera ispirata da Ida Crimeni Bennati, che in nome della beneficenza raccoglieva all’Hotel Excelsior la migliore società. Le ultime due edizioni furono dedicate nel ‘68 alla corte del Re Sole e nel ‘69 al samba. Maurizio Barracco riceveva nella splendida Villa Emma, dove i bagni terminavano in party.

Negli anni sessanta, nella sola Via Chiaia c’erano tre diverse ditte che noleggiavano smoking e tenute da sera e da cerimonia. Con gli anni settanta, certi sfoggi un po’ ingenui e un po’ tracotanti dei decenni precedenti cominciarono ad essere guardati con crescente sfavore. Negli anni dell’eskimo, lo struscio che accompagnava le principali serate al Festival del Cinema di Sorrento, le mise da gran sera alle prime del San Carlo, i ricevimenti esclusivi e tutte le manifestazioni di stato sociale, vennero spazzate via da un vento interclassista.

Molti locali importanti sopravvissero per la prima metà del decennio successivo, per poi scomparire con i primi geli degli incipienti anni di piombo. Tra i bar dove si tirava tardi resta incancellabile la memoria del Cristallo in Piazza dei Martiri, creato da Peppe Trimboli col barman Lucio Sellitti, ma anche della più breve avventura dell’Harry’s Bar di Mario Finizio in Via Orsini. Furono gli ultimi, veri american bar della città. Durante il giorno, erano ancora tempi d’oro per Caflish, che aveva sedi Via Roma, Via Partenope e Via Chiaia, dove al piano rialzato c'era una deliziosa, silenziosa e preziosa tea room

E’ mio dovere a questo punto inviare un ringraziamento postumo all’indimenticato Prefetto della Provincia Cavalleresca di Napoli barone Giosi Campanino di San Giovanni, che avendo qualche anno più di me mi istruì a suo tempo sulla movida degli anni sessanta, ma la conclusione sarà una menzione d’onore a Tommaso De Benedetta, creatore del locale più divertente degli ultimi quaranta anni della storia partenopea: la Taverna degli Amici, in Via Martucci. La gente vi arrivava in ore in cui tutto il resto della città dormiva e l’atmosfera era così piacevole che non sentii mai nessuno lamentarsi della cucina, che non era gran che e nelle ore più piccole poteva diventare tossica. Il cuoco se ne andava alle ventitré, e non sempre Tommaso aveva la forza o il tempo di arrangiare qualcosa. Una volta chiese a me, che non sapevo bollire un uovo, di riscaldare qualsiasi cosa fossi riuscito a trovare in cucina e servirla a un paio di clienti giunti all’alba. Io obbedii, ma non ebbi il coraggio di guardare la reazione per paura degli effetti. Pare che siano sopravvissuti. Da un piccolo palco aperto sui tavoli, chi aveva un po’ di talento o molto bevuto improvvisava qualcosa al piano, mentre lo stesso Tommaso, re dei maitre, si tratteneva a tutti i tavoli e vi dispensava il suo humour spregiudicato e piccante. Dopo oltre dieci anni di gloria, chiuse nel 1977.

P.S. Se qualcuno possedesse qualche rara foto delle persone e dei luoghi citati, meriterebbe la mia imperitura riconoscenza inviandomene copia presso gran.maestro@noveporte.it.

 

 

 

 

Avvertenza:
Volendo aggiungere immagini interne all’intervento, cliccare Invio due volte prima e dopo averle inserite.
Solo così appariranno ben distanziate dal testo e tra loro.

 

Selezioni l'immagine di anteprima

INVIO

Giampaolo Marseglia

Eravamo quattro amici al bar…

In una caldissima notte di questo caldissimo agosto è andato completamente distrutto da un violento incendio il bar Miranapoli, che fu a lungo un luogo simbolo per i giovanissimi degli anni sessanta e settanta. Gli scherzi del destino. In fiamme sono scomparsi altri due famosi caffè napoletani: il Cristallo ed il Rosso e Nero, tutti locali molto in e frequentati soprattutto da quella che veniva chiamata “la Napoli bene”.

Il primo ad incendiarsi fu l’elegante bar Cristallo, che apriva i suoi spazi in piazza dei Martiri ed occupava due dei locali, quelli più adiacenti al portone di palazzo Partanna, che oggi ospitano Ferragamo donna.

Negli anni cinquanta e sessanta il Cristallo fu una tappa fondamentale per tutti i dandy, che tirati a lucido da capo a piedi e sempre in giacca e cravatta, erano soliti intrattenersi ai suoi tavolini nelle cosi dette” ore di punta ” cioè a mezzogiorno ed il pomeriggio intorno alle diciotto e trenta quando il via vai delle tante signore impegnate nello shopping aumentava nella piazza considerata il salotto buono di Napoli.

I frequentatori erano giovani abitanti in zona, anche se qualcuno si recava in vespa identica a quella  del film Vacanze Romane che in quegli anni trionfava nelle sale cinematografiche, qualche altro più grande si “sparava una posa” con la 1100 Fiat o con la Giulietta sprint del papà, tutti invece avevano nomi appartenenti a famiglie importanti di Napoli, e già frequentavano l’università o qualcuno iniziava anche a lavorare nell’azienda di famiglia, insomma erano i famosi ragazzi di via dei Mille degli anni cinquanta , un mondo che purtroppo da tempo non c’è più.

Il celebre cantante Wan Wood, che spesso suonava allo Shaker club, dove trascorrevano le serate gli stessi personaggi che di mattina affollavano i tavolini del Cristallo, ebbe modo di conoscere questo allegro ed affascinante mondo tutto napoletano tanto da poter scrivere la canzone “Sci sci piazza dei Martiri”

Alla fine degli anni sessanta il Cristallo, che con la sua strategica posizione poteva godere dei raggi del sole anche nei mesi invernali, fu rinnovato. Le pareti della sala da tè vennero tappezzate in pelle color nera ed il pavimento fu ricoperto di moquette beige  come voleva la moda del momento mentre alle spalle del lungo bar, che si trovava sulla sinistra entrando, c’erano su vari livelli varie bottiglie di liquori illuminate con una luce blu che dava molta atmosfera all’ambiente, furono messi anche nuovi divani che di sera si occupavano con i soliti habituès che si davano appuntamento prima di andare a cinema o a cena.

Il loro chiacchiericcio aveva come accompagnamento un piano bar completamente differente da come è inteso oggi perchè era un semplice sottofondo musicale che permetteva di parlare.

Anche parcheggiare era semplicissimo se proprio non si trovava un posto per l auto innanzi al bar bastava fare un giro intorno ai quattro leoni e sicuramente usciva la possibilità di posteggiare, insomma tutto era molto comodo e soprattutto a portata di mano.  Poi dopo solo qualche anno la bella sala da tè del Cristallo andò distrutta da un incendio e non venne più riattivata, restò aperto solo il vano occupato dal bar che si era salvato dalle fiamme, ma il locale non era più quello di un tempo e così iniziò la sua agonia che lo portò irrimediabilmente alla sua chiusura.

Anche al Rosso e Nero di via Partenope, altro famosissimo bar, toccò la stessa sorte nel gennaio del 1978. Il locale del lungomare, inaugurato alla metà degli anni cinquanta, per molto tempo fu un altro  luogo cult per tanti napoletani, che soprattutto nelle giornate domenicali di bel tempo, grazie alla sua magnifica collocazione, si davano appuntamento per l’aperitivo o per gustare i toast preparati dal barman Gennarino.

Il Rosso e Nero nel suo arredamento già si presentava con uno stile più essenziale in confronto ad altri caffè ed iniziò ad ospitare una clientela più sportiva, qualche giovanotto indossava come soprabito i primi montgomery comprati da  Gutteridge in via Toledo, mentre molte ragazze con pettinature cotonatissime in versione prima Mina, per non farsi scompigliare dal vento ornavano le loro testoline con foulard di Hermes con nodo sotto al mento. Molti dei frequentatori mattutini, poi si recavano anche di sera poiché negli spazi sottostanti del bar si apriva un accorsato night club, avente lo stesso nome del bar, frequentatissimo nel periodo invernale.

Intanto la nuova generazione cresceva ed i tempi iniziavano a cambiare. I giovani volevano la loro indipendenza ed i loro spazi, possibilmente lontani dai “matusa” termine coniato per individuare persone dai quaranta anni in su e pertanto per le loro esigenze quale miglior posto poteva essere se non il Miranapoli di via Petrarca, attrezzato anche con jukebox.Intanto la nuova generazione cresceva ed i tempi iniziavano a cambiare. I giovani volevano la loro indipendenza ed i loro spazi, possibilmente lontani dai “matusa” termine coniato per individuare persone dai quaranta anni in su e pertanto per le loro esigenze quale miglior posto poteva essere se non il Miranapoli di via Petrarca, attrezzato anche con jukebox.

Per quell’epoca questo bar era molto lontano dal centro e quindi poteva essere  raggiunto solo in auto o con moto di grossa cilindrata.

E fu così che il nuovo caffè divenne ben presto il punto di riferimento giornaliero per i tanti centauri napoletani, che dopo aver prelevato qualche bella ragazza all’uscita di scuola e dopo una “vasca” in via dei Mille con passaggio fondamentale innanzi a Moccia all’Umberto , si incontravano,tutti vestiti con jeans e chiodo, al Miranapoli che all’epoca oltre ad avere la terrazza belvedere occupava i locali dove oggi c’è un istituto bancario.

Solo con gli anni novanta del secolo scorso, il Miranapoli lasciò i suoi vecchi locali in muratura per trasferire la sua attività sulla terrazza che nel frattempo era stata ricoperta da pannelli di plexiglass sostenuti da una struttura di ferro e proprio questo spazio, che comunque continuava a far vivere la tradizione del Miranapoli, ad agosto è andato distrutto.

Mino Cucciniello, Agosto 2017


Bar Miranapoli


Bar Rosso e Nero



da Napoli, lunedì 15 giugno 2020 alle ore 22:11:55
INTERVENGA

 

 

 

 

 

 

INSERISCI UN'IMMAGINE

INVIO

Giampaolo Marseglia

https://www.youtube.com/watch?v=rmIQifFlSiA





Fausto Cigliano canta:

"Sci, sci (Piazza dei Martiri), di Peppino Fiorelli e Furio Rendine.


L'appuntamento e' all'otto in punto

j'scengo Chiaia e veco a te

tu scinne'a coppe mez'ora doppo

e 'lla' 'mpalato truove a me.

Che signorina, che tipo fine

che modellina ca si ttu!

'a cchiu' bella 'mmiez' 'a folla

certo e' chella c'aspett'j'.


Sci, sci, Piazza dei Martiri

'a piazza de' Gaga':

'nu lione tene ment' 'a cca'

'nu lione arape 'a vocca alla'.

Sci, sci, Piazza dei Martiri

appena spunte tu 

tutt'e ll'uommen' 'a te

tutt'e femmene a me

fanno a gara pe ci'offri' 'o cafe'.

Ciao Fru Fru, ciao Na na

tanti cari saluti a mamma'

ciao di qua, ciao di la'

tutta gente ca nun tene che fa'!

Sci, sci Piazza dei Martiri

tu vuo' ca j'resto cca'

ma si t'aggia vasa' miez' 'a tanta gaga'

tu me 'a dicere comm'aggia fa'?


J'so all'antica, io nun me veco,

'mmiez' 'a chest'aria je m'en fou'

che bella flemma, chi mangia 'a gomma

chi fa salute e niente cchiu'.

All'ott'a sera, m'abbasta'o scuro

dduje o tre suspire 'mbraccia a te...

Tu si bella tanto bella

senza tanti decoltee'.


Sci, sci...

da Napoli, martedì 16 giugno 2020 alle ore 01:42:52
INTERVENGA

 

 

 

 

 

 

INSERISCI UN'IMMAGINE

INVIO

Prossimi Eventi

oggi settembre - 2020
Lun
Mar
Mer
Gio
Ven
Sab
Dom