Giacomo Casanova, tra alcove, vini, piatti dal forte carattere e una curiosità

Galateo della tavola - Champagne

Paolo Clemente Wicht

da Lugano, venerdì 24 luglio 2020 alle ore 09:21:11

Nei suoi dodici volumi di memorie, Giacomo Casanova ci offre uno specchio della società europea del Settecento.


Percorrendo praticamente tutti gli stati europei, spingendosi fino in Russia e Turchia, grazie alla sua abilità, al suo fascino e alla sua disinvoltura ebbe relazioni e conoscenze dai più umili ambienti sociali fini alle più importanti teste coronate: da Luigi XV re di Francia, a Voltaire, passando da Federico II di Prussia, fino alla zarina Caterina II.


Presenza fisica, intelligenza brillante, fascino e simpatia travolgenti, fecero di Casanova sicuramente uno dei più attraenti personaggi dell’epoca.


Pioniere nell’accostare il giusto vino al cibo, può essere considerato, per le sue attente e acute analisi, il primo modello della figura moderna del sommelier e precursore dell’equilibrio del gusto.


Sicuramente libertino per scelta, a volte amorale, avventuriero sfrenato ed irascibile; ma parimenti uomo di grande sensibilità, delicato e riconoscente, dotato di un innato senso dell’onore.


Amava definirsi buongustaio ma con un’inclinazione naturale alla ghiottoneria.


Giacomo Casanova fu sicuramente un bon vivant, godendo di tutto quello che la vita gli poteva dare; sosteneva infatti che l’amore per la buona tavola era pari al piacere di una bella donna.


Le sue parole sono eloquenti:


"sentendomi nato per il sesso diverso dal mio, lo amai sempre e mi feci amare per quanto possibile. Amai anche con trasporto la buona tavola e tutti gli oggetti fatti per eccitare la mia curiosità..."


Amava sicuramente i piatti dal sapore forte, taluni eccessivi, come i formaggi che iniziavano a camminare da soli sul piatto.


Casanova non amava solo pranzi ricchi ed elaborati, adorava infatti anche piatti semplici, a base di prosciutto o salame, purché curati e gustosi.


Attraverso l’amore per i sapori semplici, definì per primo la scienza della cucina “gastrologia”, affermando che nutrizione non deve mai essere ingordigia.


Era anche un fautore dei cibi sani e sostanziosi, non perdendo mai occasione di lodare la figura del cuoco e le sue abilità nel conferire gusto ad un prodotto.


Medico di se stesso, aveva cura sia della qualità che della quantità di ciò che mangiava; precisando che se l’eccesso procura indigestione, il troppo poco porta alla morte.


Una città che affascinò Casanova fu sicuramente Torino. Tutto gli piacque: la Corte, le belle donne, il teatro, ma più precisamente egli disse:


“ho sempre pensato che da nessuna parte si mangi bene come a Torino, ma è anche vero che la terra produce cibi squisiti che abili cuochi preparano con un’arte che li rende succulenti. Anche i vini locali possono essere preferiti da parecchi buongustai a quelli stranieri; pesci, cacciagione, pollame, vitello, verdure, latticini, tartufi: tutto qui è squisito.”


Non amava mangiare a Londra, per l’assenza del pane, della minestra e della frutta fresca.


Detestava poi l’insupportable amaro della birra scura e si consolava con la dolcezza delle compagnie femminili, attraverso le adorate ostriche e abbondante vino proveniente dalle Graves di Bordeaux.


A partire dalla metà del Settecento nacque la moda dello Champagne, il Mousseux (come veniva chiamato), il vino dell’aristocrazia e delle corti europee.


Filippo d’Orléans ne divenne il protettore, Federico I di Prussia ne andava pazzo, e veniva bevuto a fiumi sia tra i nobili italiani che da quelli inglesi, che lo apprezzavano senza limiti.


Madame de Pompadour, celebre amante di Luigi XV, diede una grande spinta pubblicitaria allo Champagne, sostenendo pubblicamente che quel vino rendeva più belle le donne che lo bevevano.


E visto che le dame di corte e le amanti di classe non ne potevano più fare a meno, ostriche e champagne diventarono il simbolo dello spirito libertino di Casanova, come è narrato spesso nelle sue memorie.


Celebre è la descrizione di una colazione fredda avvenuta nei pressi di Colonia dove furono divorati ventiquattro piatti di ostriche inglesi con venti bottiglie di champagne.


Curioso infine è il punch che Giacomo Casanova creò personalmente usando rhum, zucchero, acqua calda e, naturalmente, champagne.


Non è però dato di sapere gli effetti che questa bevanda procurava alle sue innumerevoli amanti.

 

 

 

 

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