Titoli e mestieri

Quella del regista è una funzione centrale nella realizzazione di un film. Alcuni sono padroni della tecnica e conoscono a perfezione il linguaggio cinematografico e sovrintendono ogni fase da vicino. Girano con l’occhio nella macchina da presa (cosa che abitualmente fa l’operatore o il direttore della fotografia), controllano il montaggio (che per molti autori, Orson Welles o Takeshi Kitano su tutti, è la fase principe del making di un lungometraggio). Ci sono poi i registi che si occupano maggiormente della fase che precede il set, come la sceneggiatura e la scelta degli attori. Ci sono infine quelli che non sanno niente, ma sono ottimi organizzatori e assemblatori delle varie professionalità artigiane che concorrono alla realizzazione di un film.

Per fare due esempi lampanti, mentre Stanley Kubrick era un tecnico, nel senso che da fotografo si occupava personalmente della scelta degli obiettivi, delle luci, etc., Federico Fellini si affidava a gradi collaboratori per dare concretezza ai suoi sogni e per sua stessa ammissione non sapeva scattare neanche una fotografia. Per tutti questi motivi, oggi al regista è riservato l’ultimo posto nei titoli di testa, come sintesi e collettore di un lavoro di gruppo, come responsabile ultimo da incensare o da stroncare.

Nel cinema classico, però non succedeva così. Anzi, il regista veniva subordinato ad altri fattori. Con la Nouvelle Vague, si afferma la ‘politica degli autori’, che definisce il regista come unico artefice di un film, paragonandolo appunto ad un autore che dà il proprio imprescindibile tocco estetico, linguistico e stilistico al lungometraggio. Durante il periodo dello Star System e dello Studio System (dagli anni 20 ai 60 del secolo scorso), invece, il ‘metteur en scene’ era un artigiano come gli altri. Proviamo a ‘leggere’ un film classico (Il segno di Zorro) e vediamo cosa ci comunica.s







Questi sono i primi fotogrammi che uno spettatore del 1920 si trovava davanti a film iniziato. I titoli di testa continuano con il cast tecnico, composto dai responsabili della fotografia e dall’art director (lo scenografo). Infine gli attori, una decina in tutto, cominciando dalla star femminile e terminando con la star del film, Fairbanks. Da questa articolazione emergono dati importanti. In pieno periodo dello Star System, che ricordiamo si caratterizza per la supremazia degli attori su tutto il resto, regista incluso, il primo nome che appare è quello appunto di Douglas Fairbanks, che apre e chiude i titoli. In questo caso è anche il titolare della società di produzione e quindi porta a 3 le volte in cui viene citato. La parte tecnica mostra delle carenze che oggi sarebbero impensabili. Non si sa, di questo film, chi l’abbia sceneggiato, né chi l’abbia montato, e dobbiamo ignorare tutta una serie di informazioni circa l’intera troupe che vi ha lavorato. Si evince inoltre il ruolo secondario che ricopriva il regista, non l’artefice ultimo da film ma solo un confezionatore di prodotto, poi venduto grazie al nome e alla faccia delle star. La cosa è chiara in questi tre esempi, in cui il director è omesso od occupa una posizione subordinata.







Spesso è il produttore a fare da capofila e ad occupare la posizione più in alto dei titoli, a mo’ di garanzia, come il caso del lungimirante (leggere precedenti Panoramiche) di David O. Selznick.



Nel primo periodo di Cinema Classico, quindi, la gerarchia dei titoli era perlopiù la seguente: produttore o casa di produzione (Major), che garantiva con il proprio marchio lo spettacolo, poi gli attori principali, poi il titolo e talvolta il regista. Se uno di questi elementi era predominante allora occupava in primissimo piano lo schermo elidendo gli altri.









Frank Capra fu tra i primissimi registi a godere della massima esposizione in fase di promozione e vendita di un film, giacché il suo nome era riconosciuto come garanzia di divertimento dal grande pubblico. Prima di lui solamente i pionieri come Griffith, veri deus ex machina delle loro opere cinematografiche, potevano fregiarsi di tale onore. Oggi, anche il più scarso dei registi può avere il suo ‘un film di’ prima del titolo, come se fosse riprova di qualcosa.

Analizziamo ora un’altra sequenza di titoli iniziali. Il film è ‘L’Età dell’Innocenza’, capolavoro di Martin Scorsese. I titoli sono stati creati dal massimo artista in questo campo, ovvero Saul Bass, di cui nelle note proponiamo tre esempi magnifici della sua arte che ha fatto davvero scuola.



Columbia Pictures è lo Studio che presenta questo film. Presenta vuol dire che gran parte dei capitali finanziari derivano dalle proprie casse. Produttrice e distributrice, nel mercato americano, coincidono quasi sempre. A metà del secolo scorso le Major possedevano anche catene di cinema in tutto il Paese. Fu l’antitrust a decretare la fine di questo monopolio imponendo che le Case vendessero ad altri i luoghi fisici di consumo delle pellicole. Grande lezione di trasparenza. Le Case di distribuzione si occupano di piazzare le copie del film in un circuito sempre più ampio di cinema, in modo da assicurarne la visione al maggior numero di spettatori.



Gli artefici del film, quelli che hanno dato a Scorsese la possibilità di concretizzare il proprio progetto economicamente, reperendo fondi e partner, come la Columbia Pictures. Cappa/De Fina è il nome della società per cui lavora Barbara De Fina, la produttrice/collaboratrice di Scorsese.



La firma del regista appare come marchio all’inizio del film, come vero deus ex machina del progetto. Essendo Scorsese un autore vero, in questo caso è legittima la sua posizione.







I tre attori principali, le 3 star, occupano un ruolo di rilievo, secondo la tradizione che abbiamo esaminato e spiegato prima.



Dopo le garanzie offerte da produttore, regista e attori, ecco svelato il titolo del film.





Gli altri attori seguono sempre il titolo e fanno da prologo al cast tecnico.



Ecco chi ha scelto gli attori e li ha proposti a Scorsese e ai produttori, i quali hanno poi effettuato la scrematura finale. Capita che il direttore del casting effettui provini per tutti i ruoli eccetto i principali, già assegnati dal regista o dalla Major. Alcune volte il regista o lo sceneggiatore pensano ad un ruolo già avendo in testa l’attore giusto per interpretarlo.





Produttore associato e co-produttore rientrano nella sfera finanziaria della pellicola. Sono loro che si occupano fisicamente del progetto, investendoci non solo denaro ma anche tempo e controllando le fasi di realizzazione. Spesso incidono in fattori determinanti quali la scelta degli attori, le location... avendo loro il portafoglio della spesa. Alcune volte i singoli produttori (e non le Case) si occupano di trovare i fondi coinvolgendo altri partner.

Nella maggior parte dei casi, questa figura è occupata dal Produttore Esecutivo, che amministra e controlla il budget concesso dal produttore vero e proprio. Woody Allen, ad esempio, ha avuto per oltre 30 anni gli stessi due produttori esecutivi (Jack Rollins & Charles H. Joffe). Cambiano di volta in volta i finanziatori della pellicola ma non chi, in stretto contatto con il regista, decide come spendere i soldi affinché le scelte artistiche non vengano tradite.

Come si vede, la situazione è complessa perché piena di sfumature (Production coordinator, unit production manager, produttore associato…) che si sono accentuate dopo la morte dello Studio System (tra i 50 e i 60 del secolo scorso) e l’ingresso nel mondo del cinema di imprenditori, faccendieri, petrolieri...





Saul Bass, con moglie, viene citato per la sua carriera e talento unanimemente riconosciuto. È il solo artista ad occuparsi di titoli che viene citato, appunto, nei suoi titoli…

L’autore della musica originale è in questo caso Elmer Bernstein, un veterano con oltre 200 colonne sonore (I magnifici sette, La grande fuga, I dieci comandamenti, L'uomo dal braccio d'oro). Così come per la sceneggiatura (originale, non originale), capita che la musica sia stata già scritta per altri contesti. Due esempi: Nino Rota non vinse l’Oscar per la melodia che accompagnava Il Padrino perché già usata anni addietro in un piccolo film italiano. Woody Allen usa per le sue opere solamente musica già incisa, fondamentalmente jazz, e quindi non concepita espressamente per il film. Stessa scelta di Kubrick.



Gabriella Pescucci, anche lei collaboratrice di Fellini, con questo film vinse l’Oscar per i migliori costumi. In italiano, infatti, il suo ruolo è quello di costumista. Lavora a strettissimo contatto con lo scenografo, o il Production Designer, e il regista.



Il montatore è fondamentale per dare forma al racconto, tagliando e unendo le varie sequenze, come dettato dalla sceneggiatura. Talvolta si tratta di improvvisazione, con intuizioni momentanee sue o del regista, che spesso supervisiona questa fase. Con il montaggio digitale, che ha soppiantato l’analogico, fatto di pellicola, forbici e nastro adesivo, è più facile ottenere più versioni della narrazione che permettono maggiore possibilità di incidere sul prodotto ultimato.



Production designer, responsabile di produzione, art director sono termini che stanno ad indicare colui che si occupa dello stile visuale della storia, ne determina ogni particolare, affinché il risultato complessivo della messa in scena corrisponda agli obiettivi del regista e del produttore. È un ruolo fondamentale nei film storici giacché non investe solo i costumi ma gli oggetti di uso quotidiano, le acconciature, le musiche, la fotografia... Dante Ferretti, in questo caso, è uno scenografo noto per aver a lungo lavorato con Fellini e Pasolini, prima di affiancare Scorsese in film come questo, Gangs of New York, The Aviator, fino a Shutter Island.



Per spiegare bene questo ruolo prendo in prestito la definizione che un bravo utente ha inserito in wikipedia: "Le principali mansioni di un direttore della fotografia sono: la composizione dell'inquadratura, la disposizione delle luci, il controllo dei movimenti della macchina da presa, le scelte stilistiche sull'angolo di ripresa e la scelta dell'obiettivo, così come il piano di messa a fuoco, l'apertura del diaframma per l'esposizione voluta, la distanza e la profondità di campo ecc… con attenzione al movimento di attori e macchina da presa coordinato perché risulti in luce o in ombra secondo il senso che si vuole dare alle immagini e d'accordo con il desiderio del regista, per tutta la durata dell'inquadratura."
In moltissimi casi, è il Direttore della Fotografia a guardare nella macchina da presa, mentre il regista osserva tutto dai monitor. Grandissimi direttori della fotografia sono stati Giuseppe Rotunno (il primo non americano ad essere ammesso nell’ASC American Society of Cinematographers, la prestigiosa associazione dei direttori della fotografia americani, che di solito ogni membro vuole riportare in sigla accanto al proprio nome, come si legge anche nel nostro esempio), Vittorio Storaro, Dante Spinotti, Gordon Willis (‘Manhattan’, ‘Il Padrino’), John Alcott (‘Barry Lyndon’, tutto fotografato con luce naturale), Sven Nykvist (da Bergman ad Allen).





Fonte letteraria, ispirazione, e sceneggiatura sono consequenziali. Spesso di parla di adattamento o di sceneggiatura non originale.





Gli ultimi due titoli sono dedicati al produttore principale, quello che ha affiancato Scorsese nella realizzazione del progetto, dall’idea iniziale al giorno delle riprese, e al regista.

A questo link (http://youtu.be/0MZDtoIZZWE) corrisponde la sequenza filmata dei titoli. Chi ha visto il film o conosce la trama non può non meravigliarsi di fronte alla bellezza del risultato e del connubio tra immagine e musica.

Con il dominio del digitale sulla pellicola e lo strapotere degli effetti speciali (3D incluso), sono nate nuove professionalità tecniche che si sono aggiunte a quelle tramandateci dal cinema classico.

Pensate che i titoli di coda della trilogia de ‘Il Signore degli Anelli’, visibili nel cofanetto DVD, superano i 30 minuti.

Archibald Alexander Leach


APPENDICE:
ALCUNI ESEMPI DEL GENIO SAUL BASS (New York, 8 Maggio 1920- 25 Aprile 1996)









Torna Indietro