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Angelo Corbosiero

da Avellino, sabato 24 luglio 2021 alle ore 08:21:45

Egregio Andrea,                                                                     

ho avuto modo di leggere tutti i temi e di consultare la vasta bibliografia allegata riguardo la figura del dandy e avrei una curiosità, relativa al rapporto che i dandies hanno avuto con Gastrea , ovvero sia con il cibo e la cucina. Spero di non aver consultato i temi con superficialità ma non mi sembra di aver trovato niente in merito, le chiederei quindi se le fosse possibile di indicarmi qualche riferimento o qualche lettura per poter approfondire questo aspetto che mi appassiona e trovo decisamente interessante.                                                 La ringrazio in anticipo della cortesia e le invio un cordiale saluto.                                                                                              Angelo Corbosiero

 

 

 

 

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Andrea Sperelli

Egregio Signor Corbosiero,

Leggo soltanto ora il Suo intervento e non posso fare altro che implorare le Sue scuse per il terribile ritardo della mia risposta. Chissà se tornerà ancora al Castello per leggerla!
In ogni caso, eccola qui.

Il dandy e il cibo, è una relazione di amore-odio. I testi di Scaraffia sul dandysmo parlano chiaro, e posso fin da ora indirizzarla verso quest'autore tanto prolifico. Riassumendo: avrà notato che esistono diverse tipologie di dandysmo, tra le quali possiamo distinguere i dandies a tendenza ascetica (Brummell, Baudelaire, Cocteau...), e quelli a tendenza barocca (Wilde, d'Annunzio...). Se i primi assumono cibo soltanto per nutrirsi, e spesso lo fanno in privato, è solo per una questione di "linea": proprietari di un impressionante guardaroba, soffrirebbero troppo nel constatare di essere ingrassati e di non poter più entrare nei loro costosissimi gilet. Il loro rapporto al cibo può essere più mondano che di piacere: Brummell impiegava in casa un cuoco rinomato all'epoca, e i suoi pranzi erano famosi. Ma l'esercizio fisico era poi obbligatorio: pensiamo a Byron, che aveva orrore del grasso e che si esercivata in palestra e al pugilato appena poteva. I dandies "barocchi" invece sono degli autentici viveurs: amano la buona tavola come amano i buoni tessuti, e con la stessa passione. Solo con l'età il rapporto alla tavola cambia: d'Annunzio, al Vittoriale, già anziano e minato dalla droga (la cocaina gli aveva fatto perdere i denti), consumava i pasti in camera, lasciando gli ospiti da soli in sala da pranzo. Wilde era un autentico gastronomo, cosa piuttosto evidente vista la corpulenza che esibiva in giovane età, senza vergogna. 
Se questi uomini (e qui citavo solo i più famosi) fecero del Piacere uno stile di vita, non dimenticarono mai che il Piacere supremo è quello del vestire, e che l'equilibrio e l'autocontrollo debbono sempre andare a braccetto con la passione del buon vivere!

Per curiosità: nel 1970 l'editore d'oltralpe Denoel diede alle stampe "L'antisteak, petit traité de dandysme culinaire", di Larsen e Warren. Un libro spiritoso, colmo di ricette eccentriche e abbinamenti non comuni. I piatti in sé non sono dandy (chi li mangia, eventualmente lo è!), ma la maniera di raccontarli è certamente molto dandy. Se legge il francese, glielo consiglio caldamente!

Cordiali saluti,

Andrea Sperelli



da Parigi, lunedì 20 dicembre 2021 alle ore 15:11:26
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