Abbigliamento e donne

Teoria e Storia dell'Abbigliamento classico

Duilio Borghi

da Roma, lunedì 10 agosto 2020 alle ore 10:27:22

Gran Maestro,

Gentiluomini,

il vostro sito internet ha rappresentato per anni il punto di riferimento per il lavoro sul mio vestire, aiutandolo a trovare una linea personale ma corretta nei codici. Mi ha evitato tante sbandate e mi ha fatto capire il classico come attitudine al vivere e non solo al vestire. Ma tutto con libertà. Capite bene che quando ho visto ripreso le vostre pubblicazioni nelle ultime settimane ho gioito con forza e ripreso a viaggiare. Almeno qui si può. 

Dopo anni da spettatore spero vogliate ospitare questo mio primo pensiero che si fa domanda e riflessione. E’ un argomento non facile, forse sbagliato e privo di senso. Io mi butto.

Sarei un ipocrita se non ammettessi di aver amato e amare le donne, la loro compagnia, il loro essere, la loro presenza, il gioco che sanno fare e condurre. Diciamocela tutta, è una presenza fondamentale, la più fondamentale, nella vita di un uomo ed il rapporto tra noi e loro è il filo conduttore della maggior parte delle nostre azioni. Solo la parola donna da meraviglia e accende entro di noi uno stato che libera coraggio, gioie, emozioni, vita stessa. Dall’adolescenza alla morte, in un mondo vituperato e con un uomo sempre più effemminato, l’approccio al mondo femminile è la nostra natura.

Bene, che relazione ha questo con il nostro vestire ?

Le nostre scelte di abbigliamento che rapporto hanno con le donne ?

E’ ovvio che bisogna essere noi stessi al 100%. Ma ci sono scelte o capi che sono più adatti di altri ?

Abbigliamento e seduzione, cosa comporta ? Scelte mirate ? Inconsce ?

Scegliamo per piacere ad una donna ?

Perdonerete sicuramente il mio scrivere non all’altezza dei mostri sacri che ho sempre eletto qui. Ma spero che troviate l’argomento stuzzicante come lo trovo io.

Stimati saluti e viva i Cavalieri. 

Duilio Borghi  

 

 

 

 

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INVIO

Giancarlo 10

Egregio signor Borghi,
bentornato alla Cittadella e benvenuto tra coloro che vi intervengono. Mi trovo in viaggio da un po' e resterò fuori ancora una settimana. Se le misure liberticide mi faranno rientrare in Italia, se non dovessero scoprire che ho qualche grave infermità che i laboratori vedono e le persone manco si sentono addosso, allora sarò a casa per fine mese. Solo quando sarò rientrato alla mia usata scrivania potrò intervenire sull'interessante questione che ha posto, perché altrove non mi sento a mio agio.


Arrileggerci tra poco

Giancarlo Maresca

da Napoli, giovedì 20 agosto 2020 alle ore 12:46:19
INTERVENGA

 

 

 

 

 

 

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INVIO

Duilio Borghi

Gent.mo Gran Maestro,

anche nella cortesia e nel garbo siete insuperabili. Si figuri ! Sarò qui ad aspettare le sue parole senza alcuna fretta.

Buon viaggio ! 

Duilio Borghi


PS

La libertà, ad un certo punto, la si deve conquistare con la forza. Di qualunque tipo. 

da Roma, venerdì 21 agosto 2020 alle ore 14:31:54
INTERVENGA

 

 

 

 

 

 

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INVIO

Giancarlo Maresca

Egregio signor Borghi,

l'uomo, dalla condizione di sapiens in poi, è indissolubilmente legato agli indumenti. Dopo averli adottati per proteggersi dai climi rigidi della glaciazione di Riss, continua a farlo da circa 170.000 anni anche dove e quando coprirsi non sarebbe necessario. Vestire è infatti un linguaggio, e qualsiasi specie sia in grado di utilizzarne uno è automaticamente necessitata a farlo. Chi sa parlare, abbaiare o frinire non può evitare di farlo senza soffrirne, chi sa vestire cerca di farlo per tutta la vita e anche da morto.  Solo chi lo studia a fondo può comprendere a quale complessità possa arrivare il sistema espressivo generato dagli infiniti capi disponibili, ciascuno dei quali può assumere un significato diverso secondo i colori e materiali, ma anche appena si cambia qualche millimetro nei punti chiave.  Orbene, all’interno di ogni linguaggio complesso si creano delle aree specializzate che chiamiamo gergali. Esistono gerghi in finanza, cucina, medicina, diritto, motociclismo e così via. Poiché i gerghi si arricchiscono e cambiano ancor più velocemente di una lingua, nessun vocabolario può contenerli come nessun guardaroba può contenere capi di ogni stile e utilizzo. Già, perché la gran parte dei singoli capi e interi stili di abbigliamento, specialmente sino a che quest’ultimo ha seguito il canone che chiamiamo Classico, sono specializzati in un particolare scopo. Lavorativo, sportivo, protocollare e, cosa che riguarda l’oggetto della discussione, seduttivo. La ricerca di forme e colori che esprimessero un richiamo sessuale è stata particolarmente notevole nell’abbigliamento femminile classico, che era in grado di dosarlo con una precisione farmaceutica.

 

 

Il 2010 può essere considerato l’anno in cui la donna ha abbandonato definitivamente la ricerca di una classe che valorizzasse il corpo come icona. Da quel momento il valore di salute, giovinezza e tonicità hanno preso definitivamente il sopravvento e il fisico muliebre viene esibito come pura carne. Spesso appetitosa, non neghiamolo, ma in quel modo irresistibile eppure semplificato in cui lo è un hot dog. La scelta dell’anno, che potrà essere rettificata a seguito di ricerche specifiche sulla materia, è dovuta all’uscita del film The Tourist. Per quanto ho potuto vedere si tratta dell’ultimo blockbuster in cui la protagonista utilizza con esemplare proprietà e stupefacente varietà abiti, scarpe, guanti, borse, biancheria, gioielli. Tranne il cappello, ritenuto comprensibilmente fuori contesto, e le pellicce escluse dalla correttezza politica, c’è tutto il palinsesto di capi e accessori. Soprattutto portamento e modi sono paradigmi dell’antico mito della principessa, che da allora viene coltivato solo in favore di fasce di età intorno ai tredici anni.

 

 

L'uomo ha sempre cercato di creare armi del genere, ma sempre prive del valore assoluto che assumono sulla donna. I suoi sforzi sono facilmente riconoscibili e un po' ridicoli, in quanto l’aspetto ornamentale prevale sulle proporzioni e le singole parti sull’armonia dell’insieme. Capi di questo genere, come può essere un comunissimo paio di pantaloni attillati o una calzatura smaccatamente “macha”, dal nostro punto di vista non sono nemmeno classificabili perché non appartengono alla cultura classica, a sua volta riconoscibile ovunque si vesta per esprimere bellezza, narrazione e appartenenza. La bellezza è una preghiera, la seduzione un volantino pubblicitario. Due cose diverse ma non del tutto opposte, perché possono coincidere laddove l’affiche sia disegnata con arte. Penso sia questo il concetto che meglio risponde alle sue domande. La disciplina insita nel classico porta l’uomo verso la ricerca di un riproporzionamento della persona a scopi estetici generali, non sessualmente indirizzati.  In definitiva l’uomo classico aspira a un’eleganza di cui il fascino sia una conseguenza eventuale e non viceversa.  Resta però ampio margine di manovra per sviluppare qualche richiamo indirizzato all’altro sesso che non contravvenga alle regole del gioco e anzi può renderlo più avvincente. 
 
Alla luce di tali premesse,
ecco le risposte si suoi interrogativi.

Le nostre scelte di abbigliamento che rapporto hanno con le donne?


L’uomo classico veste in massima parte per il gusto e la necessità di raccontare e raccontarsi. In questo bisogno sono ricompresi quelli di dichiarare la propria identità, di apparire indipendenti e in qualche caso dominanti, di essere invidiabili e in definitiva di esibire un rango che può essere individuale o condiviso con la classe cui con l’abito si dichiara di appartenere.  La parte seduttiva non è una necessità, è un gioco all’interno di un altro come una puntata laterale in una mano di Texas hold’em. Come tutte le scommesse, se è proporzionata la perdita non ne guasta il piacere. 


E’ ovvio che bisogna essere noi stessi al 100%. Ma ci sono scelte o capi che sono più adatti di altri? Abbigliamento e seduzione, cosa comporta? Scelte mirate ? Inconsce ? Scegliamo per piacere ad una donna ?


Un uomo che pensi di migliorare le proprie chances di far colpo con l’abbigliamento è necessariamente un po’ insicuro, quindi parte già in svantaggio nei confronti di chi non si pone il problema in questi termini. Vestire in un certo modo può tutt’al più migliorare le probabilità di essere rimorchiato, non di rimorchiare, e vedremo subito il perché. Le donne sono molto diverse l’una dall’altra e così complicate che è impossibile sappiano con precisione e sin dall’inizio cosa vogliono, figuriamoci se lo sappiamo noi!  Ciò che sappiamo è che le donne adorano sentirsi protette, motivo per cui prendono in particolare considerazione le avances di chi appare leader di un gruppo; adorano ridere, per cui si accompagnano volentieri ai tipi spiritosi; adorano soprattutto sentirsi speciali, quindi alla lunga cedono a chi spenda per loro molto denaro e/o tempo. Come vede parliamo sempre di atteggiamento e carattere, più che di fisicità, ma su questa qualcosa di molto banale lo sappiamo, ovvero che alle donne piace catturare l’uomo muscoloso. Non c’è abito che faccia di voi un leader, un simpaticone o un ricco, ci sono però dei capi che valorizzano il fisico. Da ciò si deduce che chi vuole sedurre dovrà rientrare in una almeno delle prime tre categorie attitudinali e mostrarne il carattere. Naturalmente può essere una montatura, ma un po’ di teatro non ha mai ucciso nessuno e ha invece conquistato molte.

 

 

 

Chi si accontenta di essere sedotto può iscriversi nella lista dei bambolotti da raccontare alle amiche indossando qualcosa che faccia di lui un giovanotto aitante o qualcosa del genere. In alto vede un paio di foto che riassumono tutto ciò che serve a tale deprimente scopo. E’ poca roba, facilmente reperibile, ma bisogna seguire delle avvertenze: 1) Non dimenticare la barba, perché fa tanto  vagabondo che va incontro all'avventura. 2) Non indossare nulla che abbia una piega stirata, perché si rischia di far capire che a casa abbiamo già qualcuno che si prende cura di noi.

Cavallerescamente
Giancarlo Maresca
da , domenica 30 agosto 2020 alle ore 13:28:35
INTERVENGA

 

 

 

 

 

 

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INVIO

Duilio Borghi

Egr.mo Gran Maestro,

mi sono proprio gustato la Sua indomita risposta. Analizza per bene lo stato delle cose, non proprio rose e fiori per noi uomini. i tempi sono quello che sono. 

Ho apprezzato molto il taglio filosofico e intellettuale che ha dato e una limpidissima disamina di una verità storica,sociale, culturale. 

Ha ragione ! Abbiamo comunque più perso noi che la donna ! Non sono tanti i casi ma ce ne sono in cui osservo donne femminili, eleganti e forse sensuali accompagnate da uomini si fa per dire. 

Voglio fare una piccola notamolto specifica. Chissà che non ci sia dietro qualche sua inarrivabile spiegazione :

in mia personale esperienza ma che è veramente trasversale, la donna ama nell'uomo : il blu in abiti, la scarpa nera, la pochette bianca, l'orologio in acciaio, l'impermeabile, l'occhiale, se presente, nero e spesso. Così per divertirsi...chissà se c'è sotto qualcosa, ma leggendo la sua, non è difificile arrivarci.


A presto. E grazie ancora per questo spazio memorabile di gusto e classicità.


Duilio Borghi

da Roma, giovedì 3 settembre 2020 alle ore 15:01:17
INTERVENGA

 

 

 

 

 

 

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INVIO

Giancarlo Maresca

Egregio signor Borghi,

non è in questo Laboratorio sull'abbigliamento che potrò dire quanto creda su quello che una donna apprezzi di un uomo. E forse è meglio così, perché in linea generale un maestro deve rivelare come verità ciò che intimamente ritiene tale, mentre in questo caso le mie conoscenze sono dettate da un'esperienza limitata e minate dalla naturale impossibilità di stabilire affidabili principi nel rapporto tra i sessi. Molti insetti, uccelli e mammiferi hanno rituali di corteggiamento che riteniamo di comprendere, ma gli umani hanno storie personali così diverse che una sola cosa è certa: i loro veri appetiti restano un mistero per loro stessi. Noi viviamo e moriamo di fantasie, anche se ci raccontiamo la comoda leggenda di essere una specie razionale. La sua idea che un uomo parta in vantaggio se è in blu, con  scarpe nere e camicia e pochette bianche, mi appare concreta quanto quella di un pilota che si affidi a un amuleto. Per chi ci crede può essere utile, per chiunque altro no. Non è quindi il cosa, ma il il come e perché a fare la differenza. Altro non so.
 
Cavallerescamente
Giancarlo Maresca
da Napoli, sabato 5 settembre 2020 alle ore 03:55:52

Duilio Borghi

Ho riflettuto alcuni giorni sulle Sue parole. Dirò brevemente : verità assoluta. Si, in maggior parte è un amuleto, un parafulmine su cui pensiamo di contare. 

Saggissime parole le sue. As usual.


Cordialissimi saluti

Duilio Borghi

da Roma, giovedì 10 settembre 2020 alle ore 12:18:20
INTERVENGA

 

 

 

 

 

 

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INVIO

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