Candido stile

Dress Code - Teoria e Storia dell'Abbigliamento classico

Lorenzo Villa

da Parma, giovedì 21 dicembre 2017 alle ore 15:46:50

Trovo ci sia un classicismo anche nel turismo, una sorta di scelta privilegiata verso ciò che costituisce un’identità sociale classica. L’approssimarsi delle feste natalizie e di fine anno non può quindi che rimandare a vette e neve, a camini accesi in chalet e freddo pungente. La moda di mete esotiche e calde non è nuova alla tradizione ma, a mio avviso, estranea al periodo natalizio.

La splendida foto allegata ci mostra un aitante Gianni Agnelli (1921-2003) sulle piste del Sestriere nel 1967. L’uomo elegante e di gusto rimane tale in ogni circostanza ed in ogni attività. Non si è mai trattato abbastanza il tema dell’abbigliamento tecnico-sportivo, spesso stritolato dalla rivalità di comodità e praticità, come ben il Gran Maestro ha enunciato nella strabiliante Lezione di Sartoria (Milano, 15.dic.2017). L’Avvocato qui ci ricorda per bene quanto si possa essere raffinati ed eleganti anche su di una pista da sci. E’ una scelta che si può ancora fare oggi, tenendosi ben lontani da tutto quel paramento sgargiante, variopinto e volgare che spesso violenta il bianco totale delle nostre Alpi. Questo non significa rinunciare alle performance di alcuni materiali, semmai scegliere fogge e colori naturali, insieme semplici e di carattere. Suvvia, non siamo mica a fare una gara di campionato mondiale ! Ci stiamo divertendo, ed un gentiluomo sa che non vi è letizia senza il decoro che ha costruito nella sua vita. Quel turtle neck candido, il pantalone aderente, un semplice giubbino nero e, ne sono sicuro, scieremo meglio.  Buone vacanze a tutti.


 

 

 

 

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Riccardo Bosio

Gentile Cavaliere Villa, negli anni '60, quando si skiava in pochi ed indossavamo la "dolcevita" sotto ruvidi maglioni di vera pecora e pantaloni di "lastex" quale unica concessione alla modernità, l'eleganza si trasferiva automaticamente dalla casa alle piste. La massa era di là dal conquistare, col consenso dei valligiani, un regno che era per pochi e non parlo solo di pochi privilegiati, ma anche di coloro che, come me, vivevano in una valle dolomitica. Del resto non si parla oggi di "industria turistica"? E l'industria necessita di masse le quali, avendo raggiunto un vero o presunto benessere, non sono tenute a lezioni di stile, bensì a restituire quanto gli abbiamo permesso di guadagnare comprando a caro prezzo i prodotti ed i sogni che di volta in volta loro proponiamo.

Cordialmente. Riccardo Bosio 

da Rovereto, giovedì 21 dicembre 2017 alle ore 16:29:47
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Lorenzo Villa

Egregio Signor Bosio,

il percorso esistenziale di ogni uomo restituisce la cifra estetica e morale del suo essere. Non si potrà certo pretendere che gli odierni frequentatori delle nostre città, coperti da improbabili strati di loschi indumenti, d'un tratto scoprano la bellezza dell'armonia sui campi da sci, in spiaggia o nella pratica di qualsivoglia sport. Le Sue stesse parole sottintendono l'oggidì e ben individuano nella cosiddetta "industria del turismo" l'atmosfera che ammanta le località di villeggiatura. E' già detto tutto. Ecco perché è così importante l'esempio. Giammai saremo qui a piangere sulla situazione attuale ma sempre a dare l'esempio di chi crede nel buon gusto e nel buon senso, in ogni cosa che fa. Un gentiluomo, impavido e fiero, sceglierà ciò che al mondo classico sta più a caro : la dignità dell'armonia, il tutt'uno con il silenzio.

Cavallerescamente,

L.V

da Parma, giovedì 28 dicembre 2017 alle ore 10:07:25
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Dario Serventi

Esimio Cav. Villa,

ha colto nuovamente nel segno con questo suo bello scritto ! Sono di ritorno dalle nevi delle Alpi e di cattivo gusto ne ho visto tanto quanto di neve caduta, ahimè. Al di là della maleducazione sulle piste da sci, ove si assiste ad ogni sorta di scena di sgarbo e cafonaggine sparsa in goni età, ciò che ferisce l'occhio è questo carnevale di colori sgargianti, scritte sponsor, accessori improbabili, materiali indecenti, mise orripilanti. Ma dove pensano di essere finiti ?! Una pena...

Cosa vede lei da utilizzare oggi per una bella e tranquilla sciata condita con un bel spirits in rifugio ?

da c, giovedì 4 gennaio 2018 alle ore 17:01:42
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Lorenzo Villa

Egregio Signor Serventi,


l'animo classico conserva e sceglie in base ad una tradizione e ad un'armonia costituenti e determinanti su basi individuali e storiche. Ciò significa che se Lei appartiene al nostro mondo ha fede nell'uomo classico e nel suo modo di vivere, di conseguenza possiede tutti i criteri per scegliere materiali e fogge adatte a qualunque momento della vita.

Ecco che sulle piste innevate le opzioni con cui divertirsi sono molteplici. Penso ad un pesante e superbo Aran, magari a collo alto, nel suo colore più candido. Dei pantaloni asciutti in Bedford-cord per le passeggiate - anche se li ho visti utilizzare anche nello sci -, del pesante velluto a coste (cord) o dei sobri pantaloni in materiali tecnici privi di loghi, scritte, gadgets e diavolerie simili, nei colori della natura o neri come l'Avvocato, per lo sci. Magari pesanti e quanto più vicini all'epoca d'oro dello sci alpino. Pensi poi ad un caldo e magnifico ulster-coat in tessuto casentino per passeggiare di rifugio in rifugio (o tra un negozio ed un bel bar) ovvero un semplice, storico, pulito, austero bomber in piuma d'oca. Ovviamente non intendo quelli che infestano le nostre città ma quelli semplicissimi, come quelli che indossava sempre l'Avvocato. La casa Aspesi ne produceva uno con queste caratteristiche. Colori naturali e classici, ca va sans dire. Le scarpe ? Beh, alte alla caviglia, cuoio ingrassato, suola commando, lacci robusti rossi, il classico per la montagna.


Ma si potrebbe continuare a lungo...


Cavallerescamente

Lorenzo Villa

da Parma, lunedì 8 gennaio 2018 alle ore 09:52:59
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